L’INVIDIA

 

Zappava alacremente un contadino chino sul campo già dal mattino; mentre il sole alto si levava ancor più forte egli sudava. La fatica durava da molto sul suo terreno arido e incolto; ma lui seguitava dalle valli alle cime senza porvi né tregua né fine.

Quando il sole placava l’orizzonte poggiando un balenìo sull’umida fronte, balzò di scatto dal suo lavoro attratto d’improvviso da faville d’oro: una strana creatura dei boschi apparve veloce tra cespi foschi; guizzò da terra con fare gagliardo, saettò brillante come un petardo.

«Buon giorno inoltrato buon uomo sudato», esordì un po’ ironico il folletto. L’altro lo guardò con un certo sospetto.

«Non aver timore: tu sei pieno di vigore!

Conosco bene le tue fatiche

come triboli in mezzo alle ortiche

e voglio premiare il tuo fare baldanzoso

con doni che ti diano pace e riposo.

Chiedimi, orsù dimandami sicuro

tutto ciò che tu vuoi di più puro:

sia esso oro, argento, diamanti,

cibo, mezzi, otri abbondanti.

Ricorda però, una sola cosa ti è obbligata:

di quel che vorrai una manciata

al tuo vicino darò esattamente il doppio:

si tratti di cavalli o di cocchio!

Domani allora medesima

spunterò qui tra la resina

e udirò la tua risposta;

ma ascolta bene la mia proposta:

a te una sola di qualunque tra le cose,

al tuo vicino la stessa, ma in duplice dose».

Detto d’un fiato tutto questo il folletto se ne svanì lesto. L’uomo rimase incredulo e interdetto di fronte a un simile cospetto; per lunghe ore stette male senza posare il capo sul guanciale: non fece che andare su e giù per la stanza, pensò e ripensò a quella stravaganza.

Appena la luce ebbe sfiorato la notte; con l’animo truce, le costole scotte, si levò stanco dal suo meditare e lento ma deciso riprese a lavorare.

Fu un giorno di tremenda attesa, egli solcava le zolle con l’anima tesa e quando finalmente giunse la sera, si appostò in quel luogo come una fiera.

Senza per nulla tardare dirimpetto sbucò lampante il folletto.

«Allora buon uomo intrepido,

come promesso son qui con strepito!

Su! Dimmi senza esitare

cosa mi vuoi dimandare;

ma rammenta bene il patto stipulato:

al tuo vicino il doppio di ciò che hai sentenziato».

Il contadino ripose la zappa senza un sorriso, asciugò il sudore dal pallido viso; e proseguendo corrucciato con il braccio un po’ levato disse in un sol gesto:

«Cavami un occhio, presto!».

 

 

Racconto popolare trasposto in rima da Claudio Quinzani

illustrazioni di Ilaria Smelzo

 


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