LA FIABA MINESTRONE

 

Marisa vive in una casa grandissima, piena di stanze grandissime. Le finestre alte, anzi altissime: con il riflesso della luna sembrano addirittura grattacieli.

In questa grande casa, però, c’è una stanza con una finestra molto piccola che sembra l’oblò di una nave. È proprio qui che Marisa si rifugia ogni giorno e trascorre ore intere a guardare da quell’apertura. A cadenza precisa nello stesso istante tutti i giorni vede passare la luce del mattino: chiara come i suoi occhi, quella del pomeriggio: magica e tenera insieme, e infine quella della notte: altèra e misteriosa come una vecchia signora.

Sembra di guardare attraverso un caleidoscopio. Ad accompagnare tutti i colori del tempo che passa si aggiungono anche i rumori; perché l’orchestra della natura suona a ritmo incessante: dolci e melodiose note di pianoforte soffiate dal vento, si alternano a grandine e temporale che assomigliano tanto a grancassa e tamburo.

Marisa ama molto farsi raccontare le storie e le fiabe; ogni sera la nonna ne inventa una per lei! Ma di giorno la nonna è impegnata in mille faccende e allora la piccola Marisa va nella stanza dell’oblò, guarda fuori curiosa e inizia a preparare il suo minestrone di fiabe.

Sapete come fa? Prende un pezzo di ogni storia che la nonna ha inventato per lei e quando ne ha messi insieme un bel po’, mescola dentro il suo cappello immaginifico ed ecco che nasce una storia completamente diversa; questo è un piccolo segreto tutto suo.

Oggi Marisa ha preso dalle storie della nonna: quella del paese dei gelati, quella degli animali e quell’altra… ma sì dài: quella dei bambini curiosi e del lunapark.

Volete sentirla? Ve la racconto, ci provo eh!

 

C’è un paese fatto tutto di gelato: le strade sono tutte ricoperte di liquirizia, le montagne fior di latte e nocciola; le case zuppa inglese, cioccolato e crema. Le piante al mandarino, fragola, mirtillo; i fiumi di zabaione, pistacchio stracciatella e limone, insomma un paese dolce che più dolce non si può!

Riuscite a immaginare la gioia dei bambini curiosi, quando è stato loro proposto di andare in gita al paese dei gelati?! Partenza all’alba: zaino in spalla e via per il paese.

Appena arrivati non credono ai loro occhi. Come si fa? Non sanno proprio da che parte iniziare, tanti sono i gusti da prendere e le cose da mangiare; ma ecco che all’improvviso in fondo al viale si intravede imponente un cartello tutto colorato. Chissà cosa dirà? Ma come? Non vale! C’è scritto grande e grosso: Vietato mangiare il gelato; ma siamo impazziti?!

Non è possibile, i bambini sono allibiti e perplessi; ma purtroppo è proprio così: nel paese dei gelati c’è il divieto di mangiare il gelato con ordinanza emessa dal Gran Maestro, nonché sindaco, imprenditore, faccendiere multifacente, del paese dei gelati gran sapiente!

La paura che il suo paese possa essere distrutto e devastato è così tanta, che praticamente ovunque c’è un cartello che ricorda il divieto-assoluto-gelato-mangiare.

Tristi e senza parole i bambini si incamminano per ritornare indietro; ma ecco apparire all’improvviso da ogni angolo, un’infinità di animali: cani, gatti, conigli, cavalli, galline, uccelli.

Ma cosa ci fanno tutti questi animali in un solo istante? Ma semplice: sono arrivati tutti insieme perché hanno sentito che i bambini sono tristi a causa di quello strano divieto.

Che grande festa: i bambini iniziano a giocare con loro; chi sale sul cavallo, chi si fa coccolare dalle fusa del gatto, chi aspetta le uova delle galline e altri provano a rincorrere gli uccellini per imitarli in volo. Insomma tutti si divertono un mondo, al punto tale che non si ricordano ormai più che quello è il paese dei gelati; e nessuno ha più pensato a cartelli, colori e sapori impossibili.

Il Gran Maestro, nonché sindaco, imprenditore, faccendiere multifacente, del paese dei gelati gran sapiente, inizia a preoccuparsi seriamente: «Ma guarda quante altre cose possono incantare e far felici i bambini. Non c’è mica solo il mio paese dei gelati!».

Così pensando e rimuginando, si consulta con il suo Giocaniere, cioè il giocoliere nonché carabiniere di fiducia; per chiedere un consiglio. Il Gran Maestro, orgoglioso com’è, non può ammettere che i bambini approdino al suo paese senza neppure accorgersi del suo incredibile gelato che sta ovunque, semprunque e comunque!

Il Giocaniere gira su se stesso, una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette volte; poi salta avanti, indietro, di fianco al Gran Maestro, nonché sindaco, imprenditore, faccendiere multifacente, del paese dei gelati gran sapiente e finalmente estrae di tasca una carta e gliela porge.

Il sindaco non capisce che sulla carta è disegnata una giostra piena di luci. Sempre più perplesso chiede spiegazioni, chiarimenti, delucidazioni; il Giocaniere lo prende per la mano e lo accompagna in fondo al paese. Che festa super, che esplosione di suoni e di colori, ma è il lunapark! «Il lunapark, è arrivato il lunapark!», gridano in coro i bambini.

Poi corrono con tutti gli animali verso quella giostra enorme, piena di luci e meraviglia. Il Giocaniere dà una gomitata al Gran Maestro, nonché sindaco ecceteraecceteraditelovoi: «Muoviti Gran Tutto e Graniente! Se vuoi che i bambini corrano ancora al tuo paese, devi fare in fretta!».

Ed ecco l’evento più inatteso e sorprendente: usciti dal castello incantato i bambini si trovano davanti Giocaniere e Gran Maestro vestiti da clown, tutti presi a preparare gelati a non finire.

«Del resto, come si fa a pensare di avere un lunapark senza neppure un gelato!»; «Appunto! Bravo Gran Maestro», ribadisce Giocaniere: «con tutti i fiumi di gelato che abbiamo, potremo ben permetterci di tirare su qualche secchiello di acqua gelatiera per i bambini!».

Troppa la gioia dei due clown nel guardare i visi dei bambini impiastricciati di gelato! Da dietro la giostra fa capolino uno dei più piccoli con in braccio un gatto e nella mano un gelatone più grande di lui; va verso il Gran Maestro, nonché sindaco sapetegiàvoi e gli offre il gelato.

L’uomo importante, saggio e super sapiente, ne assaggia un po’ e gli sembra di volare: non aveva mai gustato una cosa tanto buona. Improvvisamente come per magia, è tornato bambino per un momento e sorride felice.

«Da quel giorno il Paese dei Gelati non ha più avuto bisogno di divieti. Ormai tutti sanno dove andare a mangiare il gelato: al lunapark degli animali! E ti dico un’altra cosa: da adesso il Gran Maestro si chiamerà solo Mario»; rivela Marisa alla nonna che la prende in braccio e mentre inizia a raccontarle una nuova storia, lascia che si addormenti sotto la piccola finestra.

Marisa sogna ancora tante fiabe e un posto al mondo dove le persone si chiamano solo per nome senza troppi titoli altisonanti; poi si sveglia molto presto con un dubbio martellante: «Ma come fa ad esistere il Paese dei Gelati? Sole e pioggia devono giocare a nascondino ogni giorno dell’anno; altrimenti scioglierebbero tutto! Ma; dovrò chiederlo alla nonna…».

 

 

idea e stesura originale di Marisa Chiarani
rielaborazione a cura di Claudio Quinzani

illustrazione di Emiliana Di Placido

 


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